Quando qualcuno si lamenta con noi spesso la nostra reazione è di fastidio, ma vale la pena di notare il significato positivo che sta dietro tale comportamento, come suggerisce nel suo blog Diego Agostini, psicologo, formatore e motivatore. Nessuno si prenderebbe la briga di sprecare tempo ed energie per qualcosa che ritiene inutile: se si è lamentato con noi, ha valutato che potremmo intervenire in modo appropriato, riconoscendoci un ruolo importante, considerandoci capaci. Si tratta quindi di una persona che ha di noi un’immagine positiva, tanto da ritenerci l’interlocutore giusto per intervenire e per agire, perché più competente o con maggior potere decisionale o operativo.
Gestire le lamentele...
Dunque, la lamentela è un riconoscimento. Implicito e poco gratificante nell’immediato, ma senza dubbio da valorizzare. Viste in quest’ottica, le lamentele diventano una conferma del proprio ruolo, seppure velata. Il primo passo è quindi l’ascolto attento, poi la condivisione con chi le ha formulate di un’analisi che parte dalle sue osservazioni e si amplia fino a trovare insieme soluzioni, meglio se basate sulla collaborazione. Affrontando così le lamentele dei nostri colleghi e collaboratori pian piano impareremo anche a prevederle, correggendo o modificando il lavoro prima che altri ce lo suggeriscano. I nostri risultati saranno così sempre migliori!
... e non lamentarsi mai
Al contrario, noi dovremmo limitarci: se chi si lamenta riconosce ad altri la capacità di intervenire per risolvere ciò che non va bene, significa anche che non attribuisce a sé le competenze per farlo. Lamentarsi riduce quindi la propria autostima e la positività personale e dell’ambiente di lavoro, disperde le energie e induce a delegare ad altri invece che mettersi alla prova di persona. Se individuiamo qualcosa che non va, quindi, non lamentiamoci con altri ma innanzitutto complimentiamoci con noi stessi per essere stati in grado di riconoscere il problema, e poi chiediamoci come risolverlo. A volte non dipende da noi cambiare le cose, ma potremmo sempre andare da chi può farlo con una proposta. Dimostrando così le nostre capacità critiche, analitiche e progettuali.