Ce ne sono molte varietà diverse, ciascuna con il suo particolare aroma e le sue
caratteristiche specifiche, tanto che oggi si comincia ad accostare le varie birre ai cibi, un po' come si fa con il vino. È una delle bevande alcoliche
più antiche e più diffuse al mondo, e se in Italia è conosciuta prevalentemente quella ottenuta con malto d'orzo e luppolo, in altre zone del Globo si fanno birre con segale, manioca, sorgo, riso, patata, mais, agave e miglio... E se ne trovano
anche di aromatizzate con varie spezie e frutti. Ingredienti naturali e poco alcol fanno della birra una bevanda gradevole e fragrante, il cui consumo si sta diffondendo sempre più. La sua
bassa gradazione alcolica tuttavia, costituisce un'arma a doppio taglio, perché porta a trascurare la presenza di alcol e quindi a sottovalutarne l'assunzione. Si beve infatti una quantità maggiore di birra rispetto al vino, e in ogni caso spesso non si ha la percezione di bere alcolici quando si beve birra. Anche la birra chiamata
“analcolica” non ne è del tutto priva, ma ha circa un grado alcolico. Se bevuta con consapevolezza e con moderazione (e riservandone il consumo all'età adulta), la birra è una bevanda
fresca, dissetante e che può anche avere effetti benefici sull'organismo: in particolare, è digestiva e antiossidante, grazie al suo
contenuto di vitamine del gruppo B, tannini, sali minerali e polifenoli. Vale la pena di ricordare che l’apporto calorico della birra è proporzionale alla sua gradazione alcolica, quindi chi è a dieta deve tenere conto anche di questo aspetto. Basata su un processo di fermentazione dei suoi ingredienti, la birra è un prodotto “vivo”, che
teme la luce: va quindi consumata in breve tempo dopo aver aperto la bottiglia, e conservata al buio, meglio se in contenitori di vetro scuro.
Storia
Difficile definire con precisione la patria della birra: probabilmente la spontanea fermentazione dei cereali ha fatto “scoprire” questa bevanda in
varie parti del mondo, più o meno nello stesso periodo. È lo stesso processo che ha dato vita al pane, e non per niente la birra è chiamata da qualcuno “pane liquido”... Sembra invece che i primi
birrai di professione siano nati in
Mesopotamia, e che già allora producevano birre di tipi, colori e aromi diversi. In quel periodo, questa bevanda aveva anche un
uso rituale e sacro. Così era anche
nell’antico Egitto, dove la birra si usava anche
come medicina. Si trovano tracce della birra anche nei libri sacri ebraici, nella storia dell’antica Grecia, in quella di Etruschi e Romani, ma soprattutto di Germani e Celti.
Nel Medioevo la birra si produceva
nei Monasteri, che inserirono il luppolo tra gli ingredienti. La birra a bassa fermentazione è invece il risultato di
studi recenti e dello sviluppo della tecnologia, grazie ai quali si cominciò a usare una temperatura più bassa e un lievito diverso (il
Saccharomyces carlsbergensis) per il processo di fermentazione.
Produzione e ingredienti
La
preparazione di base prevede la germogliazione dell’orzo, da cui deriva il malto, e la sua successiva macinazione e macerazione in acqua calda. Si produce così il mosto, che viene cotto e aromatizzato con luppolo, che le conferisce il gusto amarognolo (in alcuni casi anche con altri aromi o frutta), poi lasciato fermentare grazie all’aggiunta di lievito, che può essere il
Saccharomyces carlsbergensis o il
Saccharomyces cerevisiae: si formano così l’alcol e l’anidride carbonica, che rende la birra frizzante. La bevanda viene quindi chiarificata, maturata in botti, filtrata, imbottigliata e infine pastorizzata per migliorarne la conservazione. Possono essere aggiunti alla birra
alcuni additivi come acido lattico, citrico, ascorbico, oppure gomma d’acacia, anidride solforosa o ancora acido benzoico, quest’ultimo solo nella birra analcolica. Il
colore della birra, che va dal giallo chiaro al marrone, passando per il rosso, dipende principalmente dalla torrefazione del malto.
Tipi e classificazione
Dal punto di vista della
gradazione alcolica, la classificazione può variare a seconda del metodo di misurazione scelto. In Italia la legge prevede l’uso dei gradi saccarometrici (tre gradi saccarometrici corrispondono all’incirca a un grado alcolico), anche se in etichetta è indicato il contenuto di alcol in volume (indicato come percentuale di alcol presente sulla quantità complessiva di bevanda), per suddividere le birre in:
- analcoliche: da 3 a 8 gradi saccarometrici, cioè da 1 a 2,6% di alcol in volume (alc. vol.)
- leggere: da 5 a 13° sacc., cioè tra 1,6 e 4,3% alc. vol.
- normali: da 11 a 13° sacc., cioè tra 3,6 e 4,3% alc. vol.
- speciali: da 13 a 15° sacc., cioè tra 4,3 a 5% alc. vol.
- doppio malto: oltre 15° sacc., cioè oltre 5% alc. vol.
A seconda del
tipo di fermentazione, ci sono le birre a fermentazione alta, di cui fanno parte quelle chiamate “ale”, e le birre a fermentazione bassa, come le “lager”. Ale e Lager sono due tra i più diffusi “stili” birrari; altri stili sono: waizen, abbazia, lambic, pilsner, porter, trappista, stout, ciascuno suddiviso in diverse tipologie, con gusti differenti. Le birre a fermentazione alta di solito sono più aromatizzate e hanno un gusto più complesso, quelle a fermentazione bassa hanno invece generalmente un aroma più “pulito”, che evidenzia soprattutto i gusti del malto e del luppolo. Per quanto riguarda
il colore, ci sono birre chiare (o bionde), rosse o scure in tutti e due i tipi di fermentazione.
Curiosità
La cultura popolare suggerisce di bere birra alle donne che allattano per aumentare la
quantità di latte prodotto. Un consiglio che ha in effetti non soltanto radici antiche (la birra era usata a questo scopo anche nell’antico Egitto) ma anche un fondamento, poiché in fitoterapia il
luppolo, un ingrediente della birra, è conosciuto per le su proprietà ormonosimili. Tuttavia, la presenza di alcol rende sconsigliabile l’assunzione di birra durante l’allattamento: se occorre stimolare la produzione di latte materno, meglio rivolgersi a un bravo fitoterapeuta.
Componenti
| Componenti |
Unità di misura |
Birra comune (4-5° alcol.) * |
Birra speciale (5-6° alcol.) * |
Birra scura * |
Birra analcolica * |
| Energia |
kJ |
171 |
244 |
198 |
110 |
| Energia |
kcal |
41 |
58,3 |
47,2 |
26,1 |
| Acqua |
g |
94,5 |
94,5 |
92,4 |
94 |
| Proteine |
g |
0,38 |
0,4 |
0,48 |
0,25 |
| Carboidrati |
g |
3,2 |
4,55 |
5,2 |
4,88 |
| Zuccheri |
g |
0,05 |
0,05 |
0,05 |
2,2 |
| Amidi |
g |
0 |
0 |
0 |
0 |
| Polioli, totali |
g |
0 |
0 |
0 |
0 |
| Fibre |
g |
0 |
0 |
0 |
0 |
| Grassi |
g |
0 |
0 |
0 |
0,03 |
| Acidi grassi saturi |
g |
0 |
0 |
0 |
0 |
| Acidi grassi monoinsaturi |
g |
0 |
0 |
0 |
0 |
| Acidi grassi polinsaturi |
g |
0 |
0 |
0 |
0 |
| Colesterolo |
mg |
0 |
0 |
0 |
0 |
| Alcol (ethanolo) |
g |
3,81 |
5,5 |
3,5 |
0,76 |
| Acidi organici, totali |
g |
- |
- |
- |
- |
| Sodio |
mg |
3 |
1,9 |
9,4 |
2,1 |
| Magnesio |
mg |
7,1 |
9,8 |
9,6 |
4,9 |
| Fosforo |
mg |
19,8 |
25 |
15,5 |
9,9 |
| Potassio |
mg |
37,5 |
48,8 |
51 |
24 |
| Calcio |
mg |
4,5 |
5,9 |
6,87 |
4,6 |
| Manganese |
mg |
0,005 |
0,005 |
traces |
0,008 |
| Ferro, totale |
mg |
0,03 |
0,01 |
0,02 |
0,02 |
| Rame |
mg |
0,037 |
0,004 |
0,07 |
0,006 |
| Zinco |
mg |
0,009 |
0 |
0,165 |
0,013 |
| Selenio |
µg |
0,9 |
0,9 |
traces |
1,1 |
| Iodio |
µg |
1,9 |
1,9 |
4,1 |
1 |
| Retinolo |
µg |
0 |
0 |
0 |
0 |
| Beta-carotene |
µg |
0 |
0 |
0 |
0 |
| Vitamina D |
µg |
0 |
0 |
0 |
0 |
| Vitamina E (alfa-tocoferolo equivalente) |
mg |
0 |
0 |
0 |
0 |
| Vitamina C |
mg |
0,16 |
0 |
0 |
0,0035 |
| Tiamina (Vitamina B1) |
mg |
0,006 |
0,04 |
0,01 |
0,0035 |
| Riboflavina (Vitamina B2) |
mg |
0,024 |
0,024 |
0,035 |
0,012 |
| Niacina (Vitamina B3 o PP) |
mg |
0,625 |
0,8 |
0,73 |
0,53 |
| Vitamina B5 o Acido Pantotenico |
mg |
0,059 |
0,059 |
0,11 |
0,047 |
| Vitamina B6 |
mg |
0,048 |
0,05 |
0,04 |
0,033 |
| Folati, totali (Vitamina B9) |
µg |
6,91 |
7,98 |
10,8 |
5 |
| Vitamina B12 o Cobalamina |
µg |
0,05 |
0,2 |
0,14 |
0,033 |
* si riporta il "contenuto medio per 100g" in nutrienti poiché la presenza di ciascuna sostanza nell'alimento può variare a seconda del terreno, della stagione, delle tecniche di coltivazione o allevamento utilizzate. Bisogna tenere presente che si tratta di prodotti naturali e non di sostanze realizzate in laboratorio e quindi standardizzate nella loro composizione. Non è un difetto ma la ricchezza della natura.
AFSSA, Agenzia francese di sicurezza sanitaria degli alimenti, tabelle di composizione alimentare, versione 2008.