Dolci acini disintossicanti ed energizzanti

L’uva ha così tante proprietà benefiche che si può usare per fare una cura stagionale depurativa e capace di ridare tono a tutto l’organismo

Introduzione  •  Proprietà  •  Cura dell'uva  •  Cosmetica  •  Varietà  •  Storia  •  Scelta e conservazione
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È dolce, rinfrescante, gradevole al palato e ricca di nutrienti dalle proprietà eccezionali. L’uva depura l’organismo stimolando le funzioni di eliminazione delle scorie, da quelle intestinali a quelle renali. E su un “terreno” così ripulito, ristabilisce la presenza di molti minerali e oligoelementi necessari alla gran parte delle funzioni vitali del corpo. Ma molte altre sono le sostanze contenute nei dolci acini, parecchie della quali capaci di combattere l’invecchiamento cellulare e di proteggere l’organismo da malattie anche serie, soprattutto cardiovascolari.
Insomma, quasi una panacea, con una lunga storia. Per questo fin dall’antichità esiste l’usanza di fare la “cura dell’uva”, cioè l’ampeloterapia.
Bianca o nera fa poca differenza: la scelta tra le numerose varietà disponibili dipende dal gusto. A meno che non si voglia sfruttare al massimo il contenuto in ferro e flavonoidi (sostanze antiossidanti), maggiore in quella scura.
Attenzione però alle quantità: non solo perché, essendo molto dolce, ha un buon apporto calorico, ma anche per il suo basso potere saziante e le sue proprietà aperitive. A causa dei quali ci si ritrova facilmente a mangiare un chilo d’uva quasi senza accorgersene...
Consumando frutta di stagione, bastano pochi accorgimenti per la scelta e la conservazione e ci si assicura l’uva migliore sia per quanto riguarda le qualità organolettiche sia per ciò che concerne i contenuti nutrizionali.
Polpa, succo, ma anche buccia, semi e foglie sono utili per la salute della pelle e per la sua bellezza, come cosmetici. Con effetti specifici per i problemi di ogni età, dai foruncoli dei giovanissimi alle rughe delle persone più mature.

Ricca di nutrienti dalle proprietà eccezionali

Nella polpa ci sono zuccheri facilmente digeribili (fruttosio, glucosio, destrosio e levulosio), fibre, pectina, oli eterei aromatici, acidi organici (malico, succinico, gallico, salicilico, tartarico), vitamine (A, B1, B2, C, PP), sali minerali (potassio, ferro, rame, manganese, calcio, fosforo, iodio, arsenico, cromo, boro) e altre sostanze antiossidanti (polifenoli, flavonoidi, antociani). Questi ultimi sono presenti anche nella buccia, insieme a fibre e acidi organici; mentre nei semi (chiamati vinaccioli), oltre a cellulosa, amido, tannini, sostanze antiossidanti e protettive della pelle, sali minerali, c’è una percentuale di olio ricca di acido linoleico, un acido grasso polinsaturo essenziale utile a chi deve tenere sotto controllo il colesterolo e per prevenire problemi cardiovascolari.
Per potenziare l’effetto stimolante delle funzioni intestinali è bene consumare gli acidi d’uva interi, poiché buccia e semi potenziano l’azione delle sostanze contenute nella polpa. Ma chi soffre di diverticolosi dovrebbe limitare l’assunzione di fibra, e quindi per non privarsi dei benefici effetti di questo frutto può optare per il succo d’uva.
Una tale ricchezza di componenti nutrizionali corrisponde a un altrettanto ampio spettro di funzioni. Tanta energia dagli zuccheri (particolarmente concentrati nell’uva passa per via dell’evaporazione dell’acqua); protezione dell’apparato digerente e stimolo delle sue funzioni da pectine e acidi organici, che regolano anche il pH e sono antiossidanti, contrastando quindi l’invecchiamento cellulare. Eppoi un’azione diuretica e disintossicante grazie al potassio, utile a tutti per eliminare le scorie accumulate, ma in modo particolare a chi soffre di artriti, reumatismi e di edemi, oltre che per prevenire, insieme all’effetto stabilizzante delle pareti dei vasi sanguigni e all’azione degli antiossidanti, malattie degenerative come quelle cardiovascolari.
Ancora, utile agli anemici per la sua ricchezza in ferro, potenziata dalla presenza del rame che ne favorisce l’assorbimento insieme alla vitamina C, l’uva protegge e attiva anche il fegato.
Il modo migliore per assicurarsi tutti i suoi benefici è mangiare l’uva al mattino a colazione oppure come rompidigiuno, tenendo presente che le varietà più dolci sono le più nutrienti, mentre le acidule hanno un maggior potere depurativo. In ogni caso, è fondamentale lavare bene gli acini sotto l’acqua corrente prima di consumarli, per eliminare anche tutte le sostanze chimiche utilizzate nella coltivazione.

La “cura dell’uva”

Il nome giusto è ampeloterapia (dal greco ampelos, vite), e consiste nel sostituire gli alimenti di un pasto dopo l’altro con sola uva, fino ad alimentarsi solo con questo frutto, consumandone due o tre chili, al massimo per uno o due giorni, dopo i quali si torna all’alimentazione normale, ma sempre in modo graduale (inserendo prima i cibi vegetali e alla fine quelli grassi e proteici). Lo scopo? Accelerare e accentuare l’effetto disintossicante ed energizzante esercitato dall’uva.
Un metodo usato fin dall’antichità (pare che lo praticassero Greci, Romani, Arabi), ma riservato a chi è sano e soprattutto privo di disturbi intestinali come colite e diverticolosi, per via della possibile azione irritante di questa dieta sulle mucose dell’intestino. In ogni caso, è sempre meglio parlarne prima col proprio medico.

Come cosmetici

Anche in creme e maschere per il viso l’uva svolge le sue azioni preziose. Innanzitutto quella antinvecchiamento dovuta ai radicali liberi, contro le rughe. Poi quella protettiva della pelle, grazie alle sostanze contenute nei semi, che sono anche lenitive ed emollienti, perfette quindi per alleviare infiammazioni cutanee e dermatosi (come eczemi e foruncolosi). L’olio di vinaccioli, poi, è un valido ingrediente di prodotti cosmetici per via della sua alta stabilità all’ossidazione dovuta agli acidi grassi e ai tocoferoli. Dalla fermentazione degli zuccheri dell’uva si ottiene un alcol usato come solvente delle essenze in profumeria, oppure per tonici e frizioni per capelli.
Ci sono anche semplici ricette da preparare da sé. Come il succo d’uva da applicare sulla cute infiammata finché si secca, per toglierlo poi con acqua tiepida in cui è stato sciolto un pizzico di bicarbonato. Oppure la maschera preparata schiacciando gli acini d’uva privati della buccia, utile per ridare tono e luminosità al viso.

Numerose varietà disponibili

Le oltre 60 varietà di uva si distinguono in: da tavola, più dolci, con vinaccioli piccoli e buccia sottile; da vino, maggiormente diffuse; da essiccare, che maturano tra agosto e la metà di ottobre; americane, le più coltivate oltreoceano, utili soprattutto come portainnesti.
All’Italia, e in particolare a Puglia e Sicilia, spetta il primato mondiale della produzione di uva da tavola, disponibile in molte varietà, di cui le più note e diffuse sono: Alfonso Lavallèe e Cardinal dagli acini scuri e le bianche Italia (dal delicato aroma di moscato) e Regina (antica e di probabile origine siriana).

Una lunga storia

Fin dall’antichità l’uva è stata apprezzata non solo come alimento ma anche come simbolo di vita. Tanto che Greci e Romani avevano una divinità legata a questo frutto, rispettivamente Dioniso e Bacco.
Si hanno tracce della sua coltivazione a partire dal 6.000 a.C. circa in Asia, e in Egitto è segnalata da alcuni geroglifici. Arrivò in Europa nel 600 a.C. circa grazie ai Fenici, e gli Etruschi (nelle loro tombe la vite si trova raffigurata spesso) la portarono in Italia. I Romani la diffusero poi ovunque ne fosse possibile la coltura.

La scelta e la conservazione

Dalla tarda estate all’autunno l’uva è di stagione. Quella che si trova negli altri periodi dell’anno arriva, con grande dispendio di combustibile per il trasporto e quindi con danni per l’ambiente, dal Cile e dalla California.
Meglio acquistare l’uva già matura, poiché una volta colta non prosegue il suo processo di maturazione. Chi la preferisce bianca deve sceglierla con gli acini tendenti al giallo, mentre chi la vuole scura è meglio che la acquisti con i chicchi quasi nerastri. Altre caratteristiche di qualità sono gli acini ben attaccati al grappolo e il gambo flessibile. Lo strato di polverina presente sulla buccia segnala la freschezza del frutto, e tende a sparire col tempo.
Per favorirne la conservazione, meglio eliminare gli acini deteriorati prima di riporla in frigo, in sacchetti di carta o in scatole di plastica dotate di forellini, lavandola bene ma soltanto subito prima di mangiarla.
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