Il nome significa “via della cedevolezza”, nonostante si riferisca a un’arte di combattimento. E in effetti l’idea di fondo del Judo è dominare l’avversario senza contrapporsi a lui, ma sfruttando i suoi movimenti, fingendo di cedere alla sua forza e usandola invece contro di lui.
Il Judo deriva dal più “energico” Ju-jitsu, ed entrambi fanno parte delle arti marziali di origine giapponese, insieme al Karate e ad altre tecniche utilizzate dai samurai.
Venne ideato da Jigoro Kano come sistema educativo verso la fine del 1800, e divenne una disciplina olimpica nel 1964.
Queste pratiche tradizionali orientali associano l’esercizio fisico alla filosofia e alla crescita interiore, e aiutano a conquistare l’autocontrollo di corpo e mente, favorendo l’unione delle parti fondamentali che compongono ogni individuo (corpo, intelletto, anima o spirito) perché insieme diano il miglior risultato nell’utilizzo dell’energia e delle facoltà umane.
Disciplina, flessibilità fisica e psicologica, riflessi pronti sono ingredienti fondamentali, che portano a una profonda conoscenza delle proprie capacità e dei propri limiti, permettendo di trasformare le debolezze in punti di forza e di reagire meglio agli eventi quotidiani. Gli effetti di questa attività sono molti, utili a garantire migliori performance nella vita personale e lavorativa. Si ottengono allenandosi al combattimento e contemporaneamente a realizzare le disposizioni interiori che lo guidano, stabilendo un rapporto particolare con il maestro, e seguendo precisi rituali per la vestizione.
Oltre all’abbigliamento specifico, detto judogi, l’attrezzatura necessaria per la pratica del Judo comprende il tatami, un particolare materassino che serve ad attenuare le cadute e si mette sul pavimento del dojo, l’ambiente in cui si svolge la pratica.
Gli effetti di questa attività
Tutti, e a qualunque età, possono praticare il Judo. Per i più giovani, bambini e adolescenti, costituisce un ottimo
strumento di formazione del carattere e del corpo. Per gli adulti è un’utile
tecnica di autodifesa, oltre ad avere numerosi effetti benefici sia sul piano fisico che psicologico, con interessanti
ricadute positive sulla performance.
L’allenamento predispone a una
buona capacità di osservazione e di resistenza alla fatica fisica e mentale, che permette al judoka di affrontare gli impegni quotidiani con metodo ed energia.
Quella del judo è una pratica utile a coltivare doti preziose nella vita, come
il coraggio, la cortesia, la forza di volontà, l’autocontrollo e una serie di virtù morali che contribuiscono ad affrontare ogni cosa con
serenità, consapevolezza, onestà e rispetto degli altri.
Essendo una disciplina di gruppo, è infatti un
ottimo mezzo di socializzazione e permette di superare diffidenze e preconcetti, favorendo lo
spirito di collaborazione e comprensione.
Nel contempo, esercitarsi in questa arte marziale è utile alla salute fisica.
Rinforza il corpo, in particolare ossa e muscoli, lo rende
agile e armonioso, favorisce la
coordinazione e la scioltezza dei movimenti, oltre che la
rapidità dei riflessi e la resistenza.
Allenandosi al combattimento
Si combatte individualmente o a squadre, e le divisioni sono fatte in base al grado di abilità e al peso degli atleti (le categorie sono cinque). La durata media di
ogni incontro varia tra i 3 e i 20 minuti, e la fine è determinata dal punteggio raggiunto o dal tempo scaduto.
Il combattimento
inizia e termina con il saluto. Le varie tecniche usate seguono i
principi dell’equilibrio e dello squilibrio, della leva, della capacità di sfruttare a proprio vantaggio la forza dell’avversario così come la sua debolezza, della cedevolezza e della flessibilità. Lo
scopo del combattimento è rovesciare e mettere a terra l’avversario, immobilizzandolo, ma senza opporsi a lui direttamente, bensì sfruttando il suo slancio per sbilanciarlo.
Abbigliamento specifico
Indossare kimono, zubon e obi è un vero e proprio rituale che prepara il combattimento e fa parte della pratica.
Si comincia mettendosi gli zubon, cioè i pantaloni ampi e robusti di cotone, privi di cerniere e bottoni e tenuti in vita da un cordone. Si indossa quindi il kimono, una comoda casacca, sempre di cotone resistente, rinforzata nelle zone che vengono più spesso strattonate, poggiando il lato sinistro su quello destro. Infine, si ferma il tutto con l’obi, la cintura di cotone che va messa poco sotto l’ombelico con un sistema particolare.
La cintura può essere di diversi colori, che indicano il grado raggiunto dal judoka che la indossa. Dal grado più basso al più alto, le tinte sono: bianca, gialla, arancione, verde, blu, marrone, nera, bianco-rossa, rossa, bianca.
L’attrezzatura necessaria
Sul pavimento del
dojo, la stanza in cui si pratica il judo, si stendono i
tatami, materassini fatti con paglia di riso (che assomigliano più a una spessa stuoia, quindi), orlati di cotone o lino e grandi 200 x 100 cm, per 6 di spessore. Se ne affiancano diversi tra loro, fissandoli all’esterno con una cornice, e spesso si appoggiano su un tavolato di legno. Questa superficie sarà lo spazio su cui i vari judoka si affronteranno.
Grazie ai tatami, le cadute verranno attutite in modo che non abbiano conseguenze sui praticanti.